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14Giugno

2.Lo sviluppo psicosessuale della donna

La storia della scoperta dello sviluppo psicosessuale della donna da parte di Freud e dei suoi più vicini collaboratori è lunga e tortuosa.
Occupando i primi trent'anni del ventesimo secolo e gran parte della ricerca psicoanalitica di Freud, essa rappresenta un'elaborazione di molte osservazioni disparate.

Le conoscenze sulla donna e quelle sulla sessualità preedipica ebbero una lenta evoluzione che passò attraverso vari stadi.
Nei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), la prima opera di Freud che contiene una esposizione sistematica dello sviluppo psicosessuale si studiaronol'infante e il bambino
Le sole deviazioni notate nelle femmine sono essenzialmente due: precoci inibizioni della sessualità (nella terminologia successiva definite come formazioni reattive contro la sessualità), come la vergogna, il disgusto, il rincrescimento ecc., e una maggiore passività delle componenti pulsionali.

Lo sviluppo nei due sessi è delineato in modo parallelo dal momento che le zone erogene dominanti sono di natura identica, sia oggettivamente, sia, come nel caso del genitale (pene, clitoride), soggettivamente. Solo nella pubertà la femmina affronta il problema supplementare di sostituire al genitale infantile quello adulto, la cui stimolazione durante il coito normalmente la indurrà a trasferire l'erogeneità della clitoride alla vagina.

Nel corso delle elaborazioni di materiale proveniente sia dal "laboratorio" della situazione analitica che dallo studio della mitologia, del folklore, delle biografie, della narrativa e dall'interpretazione analitica dei sogni, un punto focale riguardante la relazione oggettuale infantile - il complesso edipico, scoperto già nel 1899 - venne ad assumere un'importanza sempre maggiore.

Questo complesso è ulteriormente sviluppato nei classici cinque casi clinici, dove si trattano e si definiscono anche le "fantasie primarie" e il "complesso di evirazione". Inoltre, lo studio della "nevrosi infantile" (patologica) fornì nuovi elementi fondamentali riguardo allo sviluppo (normale) della libido, dell'oggetto e dell' Io, mentre, nello stesso tempo rivelò che alla base della "formazione del carattere" vi è un certo complicato cambiamento nell'impiego delle tendenze libidiche parziali da parte dell'Io.

Ma, mentre questi (e altri) studi di Freud non sono altro che aggiunte e modifiche ai Tre saggi, i primi due supplementi espliciti apparvero solo dopo un intervallo di diciotto anni dalla pubblicazione dello scritto originale.

In un certo senso essi sono reciprocamente complementari; il primo, L'organizzazione genitale infantile (1923), descrive il primato genitale del bambino come la "fase fallica" e pone nel loro ordine storico di comparsa nella mente dell'infante le tre separate " coppie antitetiche": attivo-passivo, fallico-evirato e maschio-femmina. In tal modo viene aggiunto il tocco finale alla descrizione del complesso di evirazione e vengono definite nello stesso tempo le mete sessuali collaterali alla "scelta oggettuale" operata dal bambino; il compimento di tale scelta era già stato riconosciuto al bambino originariamente narcisista, nelle ultime edizioni dei Tre saggi. Il secondo scritto, Il tramonto del complesso edipico (1924), descrive il destino successivo delle relazioni oggettuali "incestuose" del bambino. Spiega che l'oggetto parentale viene abbandonato sotto l'influenza della "minaccia di evirazione", mentre la relazione con esso viene perpetuata come relazione interiorizzata, che richiede però l'interiorizzazione simultanea dell'oggetto. Il risultato di questa riutilizzazione narcisistica della primissima relazione oggettuale dell'individuo è un passo sulla via della differenziazione topica dell'apparato psichico: la formazione del Super-io, distinto dall'Io e dall'Es.

Per quanto riguarda la differenza di sviluppo tra maschio e femmina, il primo di questi due scritti tratta soltanto del maschio. "Per i processi femminili corrispondenti la comprensione ci viene meno", confessa Freud. Ciò nonostante, il secondo scritto contrappone in certa misura la bambina al maschietto, descrivendola nel modo seguente:

  • 1) accetta l'evirazione come un fatto compiuto anziché temerla come una minaccia;
  • 2) le viene a mancare, di conseguenza, un potente motivo sia per erigere il Super-io sia per demolire l'organizzazione sessuale infantile, e
  • 3) abbandona perciò il complesso edipico molto più lentamente del maschietto, mentre mantiene un forte desiderio inconscio di possedere un pene e di avere un bambino dal padre.


Tuttavia, solo un anno più tardi, appare uno scritto complementare diverso.
E' il contrario di quello precedente sotto due aspetti: studia prevalentemente la femmina impiegando il maschio solo come termine di contrapposizione; e determina, nel caso della bambina, una preistoria del complesso edipico ammettendo che nei fatti corrispondenti "nei maschi c'è ancora molto di non chiarito".
Tanto completo riconoscimento ottiene la femmina in questo scritto successivo che alcune conseguenze psichiche dela differenza anatomica tra i sessi (1925), non può essere considerato semplicemente come un'ulteriore modifica dei Tre saggi, ma deve essere definito il primo dei tre scritti di Freud sulla sessualità femminile.
L'argomento centrale di questo studio è il complesso di evirazione della bambina e i suoi effetti sulla a) masturbazione infantile e b) complesso edipico.

Per ciò che concerne il punto a): la masturbazione infantile (secondo periodo) della bambina è disturbata dall' "inferiorità" della clitoride: essa è spinta a ribellarsi contro la masturbazione fallica che le si adatta meno bene che al maschietto, e a sviluppare un "invidia del pene" (con la sua formazione reattiva), allo scopo di accettare alla fine il proprio stato di evirazione. Riguardo al punto b), tale accettazione introduce il complesso edipico, con il desiderio di avere un pene-bambino del padre, in sostituzione del suo precedente attaccamento alla madre che è l'oggetto d'amore originario dell'infante di entrambi i sessi.

Confrontando in questa occasione le relazione tra complesso di evirazione e complesso edipico nei due sessi, si è dimostrato che il complesso di evirazione, che per il maschietto pone fine al complesso edipico, ne è l'inizio per la bambina. Ma dal momento che il complesso edipico non è mai completamente abbandonato dalla bambina, l' "erede" di questo, il Super-io, non è mai, nella femmina normale, tanto indipendente, inesorabile o impersonale quanto nel maschio.

Freud tuttavia, non era più a quell'epoca l'unico studioso di questo difficile argomento: le pubblicazioni originali di Abraham sulle forme in cui si manifesta il complesso femminile di evirazione, di Karen Horney sulla genesi di tale complesso e di Helene Deutsch sulla psicoanalisi delle funzioni sessuali femminili, avevano preceduto il suo scritto. Di questi studi, quello di Abraham presenta un gran numero di osservazioni cliniche ed è anche oggi, mutuando il commento di Freud "ancora insuperato".

Gli ultimi scritti e articoli di Freud stesso sulla Sessualità femminile (1931) e sulla Femminilità furono pubblicati sei e otto anni più tardi, verso la fine della sua vita. Essi presentano coerentemente tutte le conoscenze che egli ricavò dalla propria esperienza o da quelle delle sue collaboratrici. I punti salienti che trattano dello sviluppo normale sono:

  • 1) Vi è certo un lungo e complesso periodo di attaccamento esclusivo alla madre che precede il complesso edipico della bambina.
  • 2) Tale fase preedipica, che contiene la "preistoria" del complesso edipico della bambina, si prolunga fino al quarto e perfino al quinto anno di vita, occupando così gran parte della sua "fase fallica".
  • 3) Le mete sessuali dirette verso la madre durante questa fase sono dapprima passive, poi attive (benché possano coesistere entrambe o succedersi in varie gradazioni) e corrispondono nel loro carattere erotico parziale agli stadi libidici parziali attraverso i quali passa l'infante nel suo sviluppo (orale, sadico-anale e fallico).
  • 4) L'abbandono finale della madre da parte della bambina e l'eventuale riconoscimento della propria evirazione. Poiché è l'evirazione, la negazione del genitale maschile da parte della madre, che forma il nucleo di quel complicato insieme di rimproveri contro colei che, nel frattempo, è stata riconosciuta come evirata essa stessa. Così si rinuncia alla madre sotto l'impulso di un'ostilità tanto profonda quanto solo la costituzione infantile, con l'ambivalenza ad essa inerente, è capace di produrre.
  • 5) Il passaggio finale dalla madre al padre, cioè la formazione del complesso edipico nella bambina, soddisfa la necessità biologica di trasformare la bimba "mascolina" nella donna "femminile", attingendo alla sua passività e alle rimanenti tendenze sessuali positive. Così il "pene-bambino" infine non è più desiderato dalla madre ma dal padre. Tale esito testimonia il potere dei "fattori biologici" che alla fine "fanno deviare queste forze [libidiche] dalle loro mete iniziali e dirigono anche le tendenze attive, virili in tutti i sensi, sulle vie della femminilità".


Questo schema dimostra che la bambina, nel corso della ricerca analitica, ha, per così dire, ripagato il suo debito al maschietto: se da una parte il maschio si è prestato come oggetto originario nello studio della psicologia edipica, la bambina assume infine il medesimo ruolo per ciò che riguarda lo studio della fase preedipica. Questa fase tuttavia è comune a entrambi i sessi, nonostante sia di minore entità e forse mento importante, nello sviluppo del maschio.

La scoperta della fase preedipica avvenne tardi nella vita di Freud e fu per lui una sorpresa, "la stessa sorpresa -egli scrive - che, in altro campo, ebbe la scoperta della civiltà minoico-micenea precedente alla civiltà greca". Da tale scoperta consegue un nuovo orientamento nell'ontogenesi della relazione oggettuale dell'infante. Molto materiale analitico dovette essere reinterpretato alla luce di questa fase totalmente o parzialmente, in quanto cioè, o direttamente condizionato, o almeno sovradeterminato, dalla primissima relazione dell'individuo con la madre.

Per quanto riguarda la tecnica della psicoanalisi, la scoperta della sessualità preedipica pose termine al periodo in cui il sesso dell'analista poteva aver avuto qualche importanza. "Pare in verità - scrisse Freud _ che le analiste... abbiano avuto modo di accorgersi di queste realtà più facilmente e perspicuamente, perché venne loro in aiuto, nelle persone di cui avevano assunto la responsabilità, la traslazione su un confacente sostituto della madre". Ora si può affermare che ciò non è più vero per gli analisti dei nostri giorni.
L'analista uomo di oggi, beneficiario del lavoro di Freud e di quello degli autori da lui nominati, diventa l'oggetto di questa fase di "nevrosi di traslazione" del suo paziente, non meno della sua collega donna.

Ciò che può dipendere dal sesso dell'analista è puramente l'ordine nel quale le costellazioni edipica e preedipica diventano il centro della situazione di traslazione. Se la sua tecnica è corretta e riesce a dissolvere tanto le formazioni reattive quanto gli spostamenti, l'analista uomo incontra nella sua paziente la stessa paura paranoide di essere mangiata da lui, in quanto rappresentante della madre, che incontrerebbe l'analista donna.
La soluzione di questa paura con profonde radici, è spesso drammatica e dipende sempre dall'analisi delle componenti passive del complesso di evirazione, ma anche da quella dei primissimi e forse più regressivi impulsi attivi di mordere e divorare.

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