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31Maggio

La posizione della donna nella religione ebraica

La reale posizione della religione ebraica riguardo alla donna può essere determinata solo alla luce di un'attenta analisi del testo biblico, da un lato, e dall'insieme di leggi rabbiniche che riguardano la condizione della donna ebrea, dall'altro.

Esaminando la legislazione ebraica, appare immediatamente che alla donna spetta (a parte il non piccolo compito della educazione spirituale dei figli nei primi anni di vita) il mantenimento del Kasherut e della "purezza familiare" (cioè il mantenimento di un corretto rapporto con il cibo e la sessualità), i due cardini su cui poggia l'intera religione ebraica; le due sfere dell'esistenza in cui è più facile per l'uomo permettere che la propria anima "divina" sia fagocitata dalla sua anima "animale".

Prima di proseguire oltre è necessario una breve introduzione alla concezione cabalista dell'esistenza di "due anime" nell'uomo: la nefesh elokit (l'anima divina) e la nefesh behemit (l'anima animale), che si trovano ambedue di fronte al compito di "rettificare" la Creazione. Secondo la metafisica cabalistica Dio ha infatti creato il mondo affinchè l'uomo lo rettificasse, lo terminasse di creare. Tale concezione è tratta dall'interpretazione del verso della Genesi che viene letto al Sabato che parla della Creazione che:



" Creò Dio da fare "





(barà Elokim laassot)



Nel barà (creò) è contenuta l'idea della Creazione del mondo da parte di Dio, nel verbo "laassot" (da "fare") si allude invece al compito dell'uomo: portare a termine Creazione, "rettificandola" , per usare l'esatta terminologia cabalistica. Per fare un esempio in cosa consiste il processo di "rettificazione" umana dell'opera di Dio, possiamo citare il precetto della milà (la circoncisione). Se Dio non avesse desiderato che fosse l'uomo a perfezionare la propria natura, l'avrebbe creato già circonciso. L'avrebbe creato già un essere perfetto oltre che fisicamente, anche spiritualmente (gli avrebbe dato cioè solo un' "anima divina"). Ma questo avrebbe causato una condizione definita in Cabala come "il pane della vergogna", il pane non guadagnato con la sofferenza degli sbagli e delle delusioni, frutto del "libero arbitrio" e del "singolar (ma equo) tenzone" tra le due anime che abitano l'uomo. L'uomo nasce infatti in una situazione di tremendo paradosso: da un lato ha un'anima che aspira solo a elevarsi, alla comunione con Dio, dall'altro ha un'anima che invece è soltanto attratta dalla materia. Compito dell'uomo è di sottomettere l'anima animale (non di sopprimerla) e di portare anch'essa a cercare la divinità. L'opera dell'anima animale avrà infatti un'importanza enorme nel processo di "rettificazione" della Creazione. Infatti mentre l'anima divina tende per la sua natura (e) statica e contemplativa a trascendere la realtà fisica (ed è quindi poco portata ad "agire" nel mondo materiale e a rettificarlo), l'anima animale ha un amore per la fisicità e possiede uma forza vitale che le permettono invece di coinvolgersi profondamente nel mondo materiale (con la duplice alternativa, in questa "discesa", di fondersi nella materia e perdere quel poco di spiritualità che possiede, o di dominare la materia e giungere alla rettificazione del mondo). Quando una persona mangia, ad esempio, lo fa seguendo la pulsione animale (e non di quella divina che - come nel caso della condizione raggiunta dallo Yoghi nelle loro pratiche di negazione dell'anima animale -tenderebbero a vivere di aria). La persona che mangia può rapportarsi al cibo in quanto "materia" o in quanto energia divina "condensata" (percependo il cibo anche con gli"occhi" dell'anima divina)

Le leggi del kasherut ripropongono al popolo ebraico l'iniziale avvertimento di Dio a Adamo."mangiare di tutti i frutti", ad eccezione di quello della "Conoscenza del bene e del male" (per evitare di diventare, assimilando l'Albero della Conoscenza, noi stessi come Dio, ergendoci giudici su ciò che è bene e male, sulla quantità e la qualità di cibo che possiamo ingerire senza daneggiare il nostro corpo e la nostra anima). Accettare di non mangiare dell'Albero della Conoscenza significa rinunciare all'umana onnipotenza e riconoscere una Volontà superiore alla quale assoggettarsi. Nel campo della sessualità ci troviamo di fronte al medesimo tema del limite dell'onnipotenza. Mentre la maggior parte delle religioni antiche tendeva sottolineare una certa parità dell'uomo rispetto a Dio; la Torà pone subito le carte in chiaro rispetto al fatto che solo "Dio è Unico e completo. Il "ritornello" del Genesi "Dio creò il firmamento, il mare, gli animali"...e "vide che era buono", viene interrotto rispetto ad Adamo con l'affermazione che "Dio vide che l'uomo era solo"e che ciò "non era buono". Dio per rendere Adamo consapevole della sua incompletezza, lo separa dalla sua metà (inizialmente egli, nella sua condizione di androgino, si sentiva completo) per creare in lui uno stato di carenza e di desiderio di qualcosa di "Altro da Sè",come direbbe l'esistenzialismo post-hegelinao.

L'inserimento del principio di separazione e di dualità nell'esistenza di Adamo era volto a sottolineare la sostanziale diversità tra lui e Dio, unico essere solo e onnipotente. Ma se da un lato la separazione di Adamo pone fine al suo stato di narcisismo onnipotente, dall'altro l'attività sessuale attraverso la quale egli ritrova l'altro può essere un'arma a doppio taglio (non riconoscendo l'uomo che il suo desiderio dell'Altro è di fatto desiderio di Dio, può cadere vittima di una sessualità bestiale e senza limiti, che comunque non lo appagherà in quanto carente della ricerca della realtà spirituale di questo Altro) Interviene qui la distinzione che la Torà fa tra bisogno e desiderio nel rapporto sessuale. Studiando il testo della Genesi vediamo che prima che Dio si decida a dare ad Adamo una compagna gli fa superare una prova di "maturità". Fa passare in rassegna davanti a tutti gli animali nell'atto dell'accopiamento e chiede ad adamo di "nominarli" ("conoscere il nome" in Cabala, significa da un lato conoscere l'essenza di un cosa, dall'altro dominarla).Adamo dà un nome a tutti gli animali, dimostrando di conoscere perfettamente l'essenza della sessualità animale e di essere in grado di dominarla con la sua affermazione di non aver trovato tra loro un modello di unione sessuale che gli interessi . Solo di fronte alla maturità che aveva dimostrato Adamo col suo rifiuto della sessualità animale "a tergo" basata sul bisogno fisico e non sul desiderio, Dio decide di dargli una compagna (faccia a faccia), unendosi alla quale egli avrebbe potuto ritrovare la sua copletezza (completezza che non doveva essere fine a se stessa, ma strumento per ritrovare quella condizione di unione con Dio che l'Adamo androgino aveva avuto modo di intuire).

La concezione cabalista dell'anima gemella ci aiuterà a capire meglio i concetti sopra esposti : l'anima, nel momento in cui è creata, viene "spezzata", divisa in due metà e incarnata in due corpi diversi. Finchè l'uomo e la donna non ritrovano quella mezza parte di anima saranno condannati a reincanarsi. Senza quella mezza anima mancante non hanno possibilità di realizzare al massimo il proprio potenziale di conoscenza in Dio. Le leggi ebraiche che regolano la sessualità obbligano l'uomo a interessarsi alla realtà spirituale del partner. Da un lato prevedono che i coniugi abbiano per quindici giorni intensi e soddisfacenti rapporti fisici (siamo ben lungi dalla concezione peccaminosa del sesso, che nell Ebraismo, è uno strumento per raggiungere l'unione totale, che deve essere sia fisica che spirituale), dall'altro che per quindici giorni si limitano ad avere un rapporto puramente spirituale. E' la donna responsabile del mantenimento di questa separazione tra i due periodi (separazione legata ai suoi ritmi fisiologici)a esigere che l'uomo sappia vivere al livello del suo potenziale. La donna ebrea che rispetta la legge ebraica impone così al proprio compagno l'esigenza di trovare nuovi mezzi di comunicazione che permettono alla coppia di non vivere nell'estraneazione per metà della loro vita coniugale. L'uomo è obbligato a ritenere la propria compagna come sua interlocutrice anche a livello intelettuale.

L'impossibilità di conoscere Dio o senza aver ritrovato l'anima gemella è contenuta nel "segreto", nell'essenza dei nomi ebraici "Uomo" e "Donna". La parola ish (uomo) e la parola isha sono scritti nello stesso modo, salvo l'aggiunta di una iud la prima lettere del Nome di Dio in ebraico nella parola ish) e di una "hei" (seconda lettera del "Nome" in isha).Così come nell'uomo e la donna insieme contengono il nome di Dio (la possibilità di conoscerlo), se vengono sottratte dai loro nomi le lettere nel "Nome", rimane la parola esh ch in ebraico vuol dire fuoco, litigio, mancanza di armonia.

Tale concezione teorica è confermata dalla rigorosa proibizione delle leggi ebraiche che regolano la sessualità, di avere rapporti fisici se durante la giornata vi sono state delle discussioni che anno crato una situazione di estraneazione spirituale, psichica ed emotiva, che hanno creato una situazione di "esh"invece che di fusione profonda tra la coppia e Dio.

Eravamo partiti dal concetto di superiorità spirituale della donna nella Torà. Tale concezione trova riscontro oltre che nell'affidamento della "gestione" delle due pericolose "valvole" di animalità (cibo e sessualità) alla donna, nel fatto che per un uomo è una mitzvà (un obbligo religioso) lo sposarsi, mentre per una donna è una libera scelta. Se partiamo dal presupposto che i precetti della Torà possono essere visti come un "manuale di istruzione" per il raggiungimento della conoscienza di Dio, possiamo dedurre dalla mitzvà che impone all'uomo di sposarsi, il fatto che senza la donna vicino, l'uomo non può conoscere Dio. Tale concezione trova riscontro nella liturgia cerimoniale del matrimonio ebraico: per la prima volta nell'arco delle cerimonie "iniziatiche" dell'ebreo (circoncisione bar mitzva), viene pronunciata la benedizione "benedetto tu o Signore che hai creato l'uomo". Per capire il significato di questa benedizione bisogna comprendere l'etimologia della parola ebraica "uomo" adam. La parola "Adam" è la prima persona singolare del futuro del verbo "assomigliare" e le viene attribuito il significato di "Io assomiglierò all'Altissimo": l'uomo, soltanto unito alla donna riceve lo statuto di "Adam" e può aspirare a iniziare il suo cammino verso la perfezione. L'intero Tanah (l'insieme delle Sacre Scritture) è pieno di allusioni al fatto che la donna è la guida spirituale dell'uomo (a iniziare da Abramo, al quale Dio comandò di fare "quel che diceva Sara") Nell'Esodo (che rappresenta il cammino di risalita dello Spririto disceso nella realtà materiale nel Genesi) sono donne le protagoniste principali del processo di liberazione.

A cominciare dalle levatrici che a rischio della propria vita si rifiutarono di uccidere i primogeniti degli Ebrei. Fu sempre una donna che salvò la vita al neonato Mosè, la figlia del Faraone, che seppe riconoscere la Luce del grande profeta. Furono sempre le donne a evitare l'estinzione del popolo ebraico. Infatti gli uomini, ridotti in schiavitù, depressi per la legge del Faraone di uccidere i figli maschi, avevano deciso di non procreare più e avevano divorziato dalle loro mogli. Fu una donna di cinque anni, Mirian (sorella di Mosè) che fece capire al grande sarcerdote, Levi, che questo atteggiamento rappresentava un suicidio e che se anche il Faraone fosse riuscito a uccidere i maschi, almeno si sarebbero salvate le donne. Furono le donne a ridare animo ai mariti, a sollevarli dal tremendo annichilimento in cui si trovavano. Queste ragioni e tante altre, fecero sì che quando si dovette costruire il Santuario nel deserto, il lavabo in cui si sarebbe purificato il sarcerdote fu fatto con gli "specchi" delle sante donne dell'Esodo.

Un verso di Isaia riassume quanto detto finora:



" Chi Tiferet Adam lascevet ba bait"





Perchè la bellezza dell'uomo è di riposare nella donna (o casa)



Prima di proseguire bisogna capire il significato etimologico della parola bait. Questa parola oltre a significare "Donna" e "casa", è l'archetipo della Creazione (la "Casa" di Dio). Non è casuale che la Genesi cominci con la lettera "bet" (bait) di Bereshit bara. La donna secondo la concezione metafisica ebraica è il "recipiente" per eccellenza, e in rapporto all'uomo è quel recipiente che deve far emergere l'essenza delle cose, della creazione, che l'uomo non avrebbe mai trovato da solo. Per questo l'uomo per trovare la bellezza o l'armonia (Tiferet) deve lascevet ba bait (riposare in stato di unione totale con la donna: lascevet ha non a caso la stessa radice i shabat, che è il massimo livello di pace e riposo, in una condizione di unione con la Creazione e con Dio). Sposarsi (come genericamente indicato dalla Mitzva del matrimonio e della riproduzione per l'uomo) non basta: bisogna lascevet: riposare in armonia, farsi "accettare" a tutti i livelli dal "contenitore" (siano ben lungi quindi dalla modalità di un rapporto maschilista).

Il maggiore potenziale spirituale della donna è riscontrabile anche nel suo rapporto con l'Albero dello Sefirot. Ogni Sefirà ha un "attributo interiore", un modo d'essere sine qua non, la Sefirà non può essere conquistato. L'attributo interiore di hochemà (sapienza, Conoscienza Divina) è il bitul, autonegazione. Chi più della donna durante il processo di gravidanza ha la possibilità di conoscere e interiorizzare tale attributo, attraverso la cessione del proprio spazio più intimo (il ventre) a un essere estraneo che la "invaderà"? E chi più della donna ha la possibilità di trasformare la Violenza del "Lato Sinistro" (Gevura) nell'amore (Hesed) del "Lato Destro" dell'Albero della Vita,attraverso la conversione "alchemica"del sangue mestruale in latte? La divinizzazione cristiana della Madonna trova le sue radici ideologiche nella metafisica cabalistica della quale Gesù secondo il Talmud era un grande iniziato, come peraltro lo erano alcuni altri grandi rabbini del tempo, i quali però si erano attenuti al precetto biblico di evitare l'utilizzo della conoscenza esoterica per compiere miracoli, se non in caso di estrema necessità.Per la metafisica ebraica la donna è un essere semi-divino in quanto tra le altre cose, capace anch'essa di "creare l'uomo". Concezione riflessa nella liturgia ebraica nella preghiera del Venerdì sera (Eshet hail =Una donna di valore), che ogni marito canta alla propria moglie,rivolgendosi alla duplice immagine della Donna Shehinà (spirito Divino immanente).

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