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15Giugno

2.1 Stadio preedipico e complesso edipico nella femmina

Attraverso una analisi degli scritti di Freud sulla sessualità risulta non esserci alcuna importante differenza tra bambini e bambine nella fase preedipica.
Oggetto d'amore per entrambi i sessi è la madre; il padre è tanto oggetto di affetto e di ammirazione quanto di fastidio qualora interferisca nelle cure della madre per il bambino.
La zona sessuale direttiva del maschietto è il pene; quella femminile la clitoride.

Già nel 1905 Freud dice che, nell'infanzia, la clitoride è la zona erogena femminile equivalente al pene del bambino, e conseguentemente afferma che la sessualità genitale della bambina è di carattere maschile.
" L'attività autoerotica delle zone erogene è la stessa nei due sessi....Con riguardo alle manifestazioni sessuali autoerotiche e masturbatorie si potrebbe affermare che la sessualità delle bambine ha un carattere assolutamente maschile...e si potrebbe anche sostenere la tesi che la libido è come regola e come legge di natura maschile....".

Freud tiene conto anche dei dati clinici circa l'esistenza di sensazioni vaginali nella prima infanzia della bambina, ma dice che anche in tali casi la clitoride rimane la zona erogena dominante.
"Mentre il complesso edipico nel bambino tramonta con il complesso di evirazione, quello della bambina è reso possibile e introdotto dal complesso di evirazione.
Il complesso di evirazione inibisce e limita la virilità promuovendo la femminilità".

Il complesso di castrazione e l'invidia del pene assumono secondo la concezione freudiana della sessualità femminile un posto essenziale nella evoluzione psicosessuale verso la femminilità, che suppone un cambiamento di zona erogena (dalla clitoride alla vagina) e un cambiamento di oggetto (all'attaccamento preedipico alla madre subentra l'amore edipico per il padre).
"Il desiderio (Wunsch) con cui la bambina si rivolge verso il padre è originariamente il desiderio del pene che la madre le ha rifiutato e che essa spera di avere dal padre.
Tuttavia la situazione femminile si stabilisce soltanto quando il desiderio del pene è sostituito dal desiderio del bambino, cioè quando il bambino, secondo l'antica equivalenza simbolica, sostituisce il pene".

I meccanismi psichici di difesa di fronte al riconoscimento della evirazione da parte della bambina la inducono verso tre direzioni di sviluppo:

  • la prima è l'abbandono totale della sessualità;
  • la seconda è l'ostinata accettazione della mascolinità;
  • solo un terzo sviluppo assai contorto sbocca nella normale strutturazione finale della femminilità, ove il padre è assunto come oggetto ed è pertanto trovata la forma femminile del complesso edipico.

Così vediamo che la bambina percorre un cammino lungo e complicato prima di entrare nella fase del complesso edipico.
All'inizio della sua vita sessuale, la bambina è, a tutti gli effetti, un maschietto.
La sua relazione con il primo oggetto d'amore, la madre, è esattamente quella del maschietto, con tendenze libidiche passive e attive similmente in conflitto.

Ma, diversamente dal maschietto, la bimba deve abbandonare questo amore e trasferirlo al padre, processo difficile che, come sappiamo, a volte è compiuto solo parzialmente. Una volta maturato, il complesso edipico nella donna non subisce una così estesa distruzione come quella dell'uomo.

Al contrario esso rimane e forma la base normale della sua vita erotica.
La resistenza alla distruzione del complesso edipico femminile spiega le differenze di struttura tra il Super-Io maschile e quello femminile.
E' evidente che lo sviluppo sessuale della donna, a differenza di quello dell'uomo, è complicato dal fatto che la donna deve rinunciare al suo primo oggetto d'amore, la madre, e trasferire la sua libido al padre, mentre il maschietto, passando dallo stadio preedipico a quello edipico, non compie alcun cambiamento d'oggetto d'amore: inoltre la bambina possiede anche due organi sessuali: la clitoride e la vagina mentre il maschietto ne ha uno solo.

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