27Aprile

Il fiume Avusa e la Fossa Patàra

Le prime testimonianze su un canale acqueo cittadino sono contenute nel Breviarium Ecclesiae Ravennatis.

Le prime testimonianze su un canale acqueo cittadino sono contenute nel Breviarium Ecclesiae Ravennatis.
Tra gli anni 778 e 806 una casa cittadina era infatti descritta confinante col “flumen qui vocatur Avusa”.
Il fiume chiamato Avusa non era però l'Ausa che scendeva dai territori di San Marino e scorreva lungo l'attuale Parco Cervi.

L'Avusa era un canale d'epoca romana di probabile natura artificiale che partiva dall'ultimo tratto del fiume Marecchia e scendeva nella Ariminum di allora verosimilmente lungo le attuali via Dario Campana dove c'è infatti ancora oggi un pozzo molto grande in mezzo alla strada, passava per via Circonvallazione Occidentale ed all'altezza di Porta Montanara scendeva lungo via Garibaldi verso il centro città.

All'altezza di p.zza Tre Martiri continuava il suo corso a destra passando lungo le strette vie Battarra, Guerrazzi, Michele Rosa (tutte vicino il Tempio Malatestiano), curvando poi in via Castelfidardo per immettersi infine in via Dante e sfociare all'altezza della odierna Stazione  nelle acque del Porto romano che era lì costruito.
Il nome Avusa poteva forse essere derivato dal termine latino Fluvius che significava Fiume. Fiume in latino si diceva anche Flumen.

Questo corso d’acqua che nel medioevo prese il nome di Fossa Patàra, probabilmente in età romana repubblicana serviva per la fornitura di acqua corrente per le attività produttive urbane
(botteghe di ceramiche, lavanderie, tintorie...).
Quando in epoca imperiale la città di Ariminum fu dotata di condotti fognari, le acque dell'Avusa divennero collettore per gli scarichi fognari.
In epoca medioevale il corso del piccolo fiume cittadino decadde fino a diventare canale di scarico.
Il canale che nel medioevo è stato chiamato Fossa Patàra può avere forse preso quel nome mutandone l'accento dalla comunità di Pàtari che numerosa viveva a Rimini soprattutto nella zona
dell'odierna p.zza Tre Martiri e nella zona dell'odierna Stazione, punti della città dove passava il tragitto del canale.

Sia l'Avusa romana che la Fossa Patàra medievale avevano le acque a cielo aperto.
Poi nei secoli successivi il letto del canale è stato progressivamente inurbato sotto il manto stradale potendo vedere lo scorrere delle sue acque solo da alcuni tombini ad inferriata disposti lungo le varie strade interessate dal suo corso.

Nella Rimini moderna, la Fossa Patàra ormai asciutta nel suo letto è stata inurbata completamente ed oggi è materia solo per gli archivi dell'Assessorato comunale all'Urbanistica.

Rimane attualmente a testimonianza dell'antico tragitto cittadino di questo canale il nome della via Patàra, corta strada che si immette in via Dante dalla parte opposta di via Castelfidardo un po' sotto l'altezza di questa verso la Stazione.

Posted in Società, Written by Gaetano Dini, Visualizzazioni 3075,

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