21Agosto

I primi anni ’70 a Rimini

A Rimini il pomeriggio tardi stazionavano al bar Dovesi in p.zza Tre Martiri.

I negozi da Parrucchiere maschile
La clientela era solo di giovani, di solito dai 16 ai 22/23 anni.
Sembravano queste delle boutique eleganti e pulite.
Il parrucchiere ed i loro aiutanti si atteggiavano a tipici “fighetti” di provincia con abitudini mondane anche se erano tutti di estrazione sociale popolare e sapevano da dove veniva e come era difficile guadagnare il soldo !
Forse quando erano soli tra loro li disprezzavano anche i loro giovani clienti, quasi tutti figli di papà.

Lo stacco generazionale tra questi parrucchieri ed i barbieri di una volta era enorme.
C'era ben disposto sugli scaffali dei loro negozi un campionario impressionante di sciampi reclamizzati come adatti ad ogni tipo di capello e cuoio capelluto.
Anche i pettini e le spazzole avevano formati vari e sofisticati per trattamenti specifici veri o presunti tali per ottenere ogni tipo di acconciatura. 

I capelli dei giovani venivano spesso cotonati a loro grande richiesta. 
Mai questi giovani clienti chiedevano ai parrucchieri di farsi fare la barba che era ritenuto un trattamento “demode”, da eseguire esclusivamente da soli a casa.
Nel negozio da parrucchiere maschile non c'erano giornali quotidiani da leggere durante l'attesa, la cosa sapeva di grezzo, c'erano solo riviste di motori e qualche rivista di moda maschile da sfogliare.
L'ambiente era infatti come un salotto elegante avulso da ogni contatto con la società, soprattutto politico. 
Gli argomenti trattati erano esclusivamente mondani, di moda e sportivi automobilistici.

Il Lungomare
Si andava sul Lungomare di pomeriggio facendo tra amici una passeggiata a piedi.
La cosa era tranquilla e rilassante in quanto il traffico di auto allora non era intenso.
Una volta arrivati sul Lungomare si camminava sempre sul marciapiede lato mare con immancabili puntate in spiaggia.
Lì dopo una notte di burrasca si potevano trovare arenati sulla battigia tronchi d’albero di varie dimensioni sui quali si montava volentieri sopra specialmente quando erano lambiti dalle onde del mare e tu in equilibrio sopra di essi non ti bagnavi le scarpe.


Le atmosfere
L'atmosfera della Rimini di allora si avvertiva soprattutto sul Lungomare in primavera, autunno  ed inverno ed era quella un’atmosfera proveniente in buona parte da film ambientati a Rimini quali “Amarcord” di Fellini e “La prima notte di quiete” con Alain Delon, il tutto condito con un pizzico di “Anonimo Veneziano” film ambientato in una Venezia adriatica, come adriatica era la città  di Rimini.

La contestazione giovanile
Le contestazioni dell’epoca erano scaturite più da tensioni generazionali che da reali motivi di natura economica e sociale. La gente quella volta per il tipo di vita che c’era, aveva infatti tutti i fondamentali di base a differenza di oggi.
E tra i giovani contestatori di allora c’era molto conformismo e “borghesia”.

Le canzoni
Già dalla fine degli anni ’60 il mercato discografico italiano era in grande espansione
Molti e validi erano i cantanti italiani della prima metà degli anni ’70.
Le canzoni “Cover” erano di uso frequente di solito con traduzione dei testi dall’inglese all’italiano.
Un posto di primo piano all’epoca lo meritava Fauso Papetti con le sue musiche da film, versioni strumentali di successi musicali presenti e passati.

Le musiche di Papetti si prestavano ad un ascolto facile, disimpegnato e costituivano la soluzione ottimale come sottofondo musicale in ristoranti, alberghi, negozi, grandi magazzini e adatte ad accompagnare gradevolmente i viaggi in automobile.
Si diffondevano allora le autoradio montate in auto, poco usate per ascoltare i programmi radiofonici, molto usato invece era il loro mangianastri incorporato per ascoltare le musicassette.
Altro musicista di spessore era il Guardiano del Faro, pseudonimo di Federico Monti Arduini.
Le sue canzoni erano caratterizzate da uno stile a metà tra la musica classica ed il pop elegante strumentale. Di grande successo nel 1972 è stata la sua canzone “Il gabbiano infelice” basata musicalmente sull'uso accattivante del sintetizzatore Moog.

Figura musicale eccezionale a quei tempi era Mia Martini, look zingaresco da donna tormentata ma raffinata interprete musicale con un timbro di voce significativo e dal sicuro impatto emotivo.
Come quelle di Mia anche le canzoni di Mina erano bellissime nella musica e nei testi, cantate  queste da una Mina ultra trentenne con look e voce languida, sensuale, accattivante.
Si ascoltavano ancora in quegli anni successi musicali stranieri senza tempo come “A Whiter Shade of Pale” lanciato nel 1967 dai Procol Harum, gruppo rock progressivo britannico, interpreti del suono orchestrale con l'uso magistrale delle tastiere dell'organo elettrico Hammond.
Anche “Venus” brano musicale del 1969 del gruppo olandese Shocking Blue che aveva immancabilmente accompagnato tutte le feste private degli adolescenti italiani le domeniche pomeriggio dagli ultimi anni '60 ai primi anni '70, era ancora ascoltato.
Erano quei primi anni ’70 caratterizzati da atmosfere musicali con sensibilità interpretative intense, fatte di stile poetico, raffinato, malinconico, vedi a questo proposito anche il binomio musicale Battisti/Mogol.

Nessuna delle canzoni dell’epoca ha infatti mai avuto un “refrain” di facile orecchiabilità,  da tormentone estivo.
Tutti i cantanti e parolieri dell'epoca sentivano infatti l'esigenza che le loro canzoni fossero nelle musiche e nei testi prima di tutto delle soluzioni artistiche, solo dopo veniva l'aspetto commerciale.
Erano tempi quelli dove ancora non si era affermato il mito del soldo, della ricchezza.

L’abbigliamento
Bello era quello primaverile ed autunnale, costituito da pantaloni di lana e cotone con le “pence” in tinta unita o a “pied de poule”, camicia di cotone bianca o azzurra, pullover colorato di lanina o di cotone, giacchetto di renna con bottoni o giacchetto di cotone con la zip.
Le scarpe erano quasi sempre dei robusti mocassini di color nero o marrone.
Erano diffusi gli occhiali Ray-Ban, quelli classici erano costituiti da una montatura leggera in acciaio e da lenti a goccia di cristallo verde.
Quegli occhiali venivano portati esclusivamente dai figli della buona borghesia di città e di provincia e dai ragazzi di tendenze politiche fasciste.

L’abbigliamento comune della prima metà anni ’70 era un abbigliamento lineare e sobrio, ben distinguibile dallo stile contemporaneo computerizzato.
L’abbigliamento di allora si ripropone oggi con frequenza in uno stile Retrò semplice ed accattivante, a testimonianza di un'epoca di spessore che ha contribuito a segnare con la propria personalità i tratti iconici della moda, del costume e della società italiani.


Le auto
Era di moda tra i giovani “fighetti” di provincia di allora avere come auto la “Lancia Fulvia coupè”, la più diffusa era quella a cilindrata 1300.
C’era tra loro anche chi si spingeva oltre nell’ acquisto ed allora comperava la “Porche 911”, la più richiesta era quella color blu metallizzato che a vederla da vicino da quanto era bella
ti toglieva il fiato.
Auto di classe per le persone adulte erano la “Mercedes berlina” e la “Mercedes Pagoda”, quest’ultima preferita molto dalle donne facoltose.
Queste Mercedes le si vedeva poco in città, le vedevi invece passare spesso sul Lungomare dove c’era più spazio per la loro guida.
I giovani meno abbienti, quelli politicizzati e quelli che non davano molta importanza all’auto, potevano guidare indifferentemente delle “Renault 4”, delle “Citroen 2 cavalli”, delle “Fiat 127 e 128”.


I playboy di provincia
A Rimini il pomeriggio tardi stazionavano al bar Dovesi in p.zza Tre Martiri.
Erano giovani sui vent’anni vestiti sempre “smart” con delle belle giacche stroncate e con le loro auto “Lancia Fulvia coupè” o “Porche 911” sempre “attaccate al culo”, tutte posteggiate davanti al bar.
Loro erano sempre freschi di parrucchiere, il capello ben cotonato e gli immancabili Ray-Ban.

Quei ragazzi emulavano in piccolo i playboy italiani fine anni ‘60 primi anni ’70 quali Gigi Rizzi, Gianfranco Piacentini con le loro avventure a Saint Tropez, i loro guardaroba firmati,
i completi sportivi spezzati, gli accessori di qualità, le scarpe di ottimo cuoio traforate davanti.
Il primo playboy di questo nuovo genere era stato in Europa negli anni ’50 e ’60 il mitico Porfirio Rubirosa, ricco diplomatico della Repubblica Dominicana scomparso prematuramente in un incidente d’auto nel 1965.

Posted in Società, Written by Gaetano Dini, Visualizzazioni 5417,

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