26
Ottobre
2013

I Probiotici

I probiotici sono costituenti dalle caratteristiche pressoché esclusive nel variegato panorama delle sostanze impiegabili negli alimenti e negli integratori.
Si tratta infatti di microrganismi vitali che devono rimanere tali in numero significativo fino al termine di conservazione del prodotto per esercitare effetti utili per la salute.

Per il loro potenziale benefico nella costruzione di una dieta complessivamente adeguata, gli alimenti tradizionalmente fonte di probiotici
(yogurt e latti fermentati in primis) sono oggi giustamente da annoverare tra quelli “protettivi”, insieme a pesce, frutta e verdura.
Per la stessa finalità salutistica, si registra un impiego crescente di probiotici proposti tal quali al consumo come integratori alimentari.

Attualmente, a livello comunitario i claims nutrizionali e sulla salute sono disciplinati dal regolamento (CE) 1924/2006, che ne prevede l’autorizzazione in base a dati specifici, comprendenti anchestudi clinici.
A seguito dell’applicazione di tale regolamento, sta emergendo una serie di difficoltà per il riconoscimento degli effetti sulla salute di molte sostanze “funzionali” impiegate come ingredienti alimentari, tra cui in prima fila i probiotici.

Si aggiunga che all’interno dello stesso regolamento (CE) 1924/2006 si registra un approccio sproporzionato all’autorizzazione dei claims in funzione della natura delle sostanze in esame, che sta
portando ad una forte penalizzazione delle sostanze diverse da vitamine e minerali.
Basti considerare che per ciascuna vitamina e ciascun minerale l’EFSA ha vagliato favorevolmente come claims effetti “utili” per un largo numero di funzioni dell’organismo, a prescindere dalla
significatività del ruolo svolto per un plausibile svolgimento degli effetti stessi.

Di conseguenza, ci si appresta ad esempio ad autorizzare che il solo magnesio, piuttosto che il solo manganese, piuttosto che il solo calcio (senza alcuna considerazione per la specificità del ruolo
di tali minerali e, peraltro, con un apporto minimo del solo 15% della RDA) “contribuisce al mantenimento di una normale struttura ossea”.

È del tutto evidente che un approccio del genere trova dei limiti e delle contraddizioni. Il claim riferito al minerale con ruolo meno specifico e meno incidente, o che abbia una diffusione ubiquitaria e non selettiva negli alimenti, perde il significato di elemento orientativo per favorire corrette scelte alimentari, e quindi comportamenti “efficaci” da parte del consumatore, che tra le finalità del regolamento (CE) 1924/2006 sarebbe quella “sanitaria”.

In ogni caso, se ci si appresta a riconoscere che la vitamina A o la vitamina B6 o la vitamina B12 o la vitamina C o il ferro o lo zinco, assunti insieme o singolarmente con un integratore o un alimento in quantità pari al 15% della RDA, sono in grado di “contribuire alle normali funzioni del sistema immune”, non si può non ammettere che alla luce del complesso delle evidenze disponibili vi siano vari probiotici meritevoli di analogo riconoscimento.

Per gli apporti utili, le linee guida ministeriali su probiotici e prebiotici partono dal presupposto che “è impossibile poter fornire su questo punto indicazioni precise perché sono molti i fattori che influenzano l’attività dei ceppi probiotici una volta ingeriti”
Senza contare la sinergia che potrebbe derivare dalla contemporanea presenza nei prodotti di prebiotici o di sostanze di altro tipo.
Conseguentemente, la quantità giornaliera minima indicata in almeno un miliardo di cellule vive, a prescindere dal ceppo in questione, rappresenta solo un parametro orientativo, potendo risultare sufficienti anche quantitativi diversi, se comprovati da specifici studi.

Peraltro tali studi, per supportare claims sulla salute autorizzabili ai sensi del regolamento (CE) 1924/2006, dovrebbero documentare un effetto specifico e non limitarsi ad attestare una avvenuta
colonizzazione. Alla luce della posizione dell’EFSA, infatti, una semplice dichiarazione del tipo “Favorisce il riequilibrio della flora intestinale”, senza l’indicazione dei vantaggi conseguenti, non si configura come un claim sulla salute.
La “efficacia” è subordinata evidentemente al livello di qualità dei prodotti contenenti probiotici. In fase di produzione, pertanto, serve una accurata selezione delle materie prime con una appropriata classificazione, identificazione e denominazione del ceppo specifico, seguita dall’attuazione di piani di autocontrollo adeguatamente mirati al superamento dei vari punti critici individuati.

In conclusione, per disporre di prodotti effettivamente attivi e pervenire al riconoscimento formale dei loro effetti benefici, superando la situazione attuale, occorre tendere ad elevare il livello medio della loro “qualità funzionale” nonché quella dei dati e della documentazione a supporto delle loro proprietà, auspicando nel contempo un riproporzionamento del sistema sulle evidenze ammissibili come prova per effetti sulla salute di sostanze diverse da vitamine e minerali.

Milano, settembre 2010
Bruno Scarpa
Ministero della Salute
  • Tags: probiotici

Categories: Microbiota intestinale e probiotici

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