07Giugno

Il Re del Mondo

Il re del mondo - Renè Guenon - Il mistero del Graal - Julius Evola

Il libro “Mission de l’Inde”  di Saint Yves d’Alveydre pubblicato nel 1910 riporta la descrizione di un centro iniziatico chiamato Agarttha. A capo di Agarttha vi è il Brahmatma.

Prima di allora in Europa al regno misterioso di Agarttha aveva fatto brevemente cenno  un tal Louis Jacolliot in alcuni suoi scritti.
Nel 1924 è stato pubblicato il libro “Bestie, uomini e dei” dell’ing. Polacco Ferdinand Ossendowski che racconta del proprio viaggio in Asia centrale nel 1920-21, libro anche questo che parla di Agharti.



Agarttha o Agharti viene descritto da questi autori come un regno sotterraneo posto in Siberia le cui gallerie si ramificano sotto gli oceani ed in continenti; questo regno è retto dal Re del Mondo e quando al suo interno si celebrano i “misteri cosmici” sulla superficie terrestre i viaggiatori si fermano e gli animali diventano muti.

Saint Yves aveva ottenuto le informazioni su Agarttha da fonti indù, Ossendowski aveva ottenute le informazioni su Agharti da fonti mongole, ecco spiegata la differenza di scrittura dei due nomi che si riferiscono entrambi allo stesso argomento.
Il Re del Mondo viene inteso come il Manu della religione indù che è il legislatore primordiale dell’umanità. Il Manu non è una persona fisica ma designa un principio che è l’intelligenza cosmica, la legge (Dharma) del nostro ciclo di esistenza.

Ogni Manvantara del nostro Kalpa ha un Manu che lo presiede. Per Kalpa si può intendere quello che è un Eone per il mondo occidentale.
I Manvantara del nostro Kalpa che è il Kalpa umano nel quale cioè si sviluppa l’uomo e l’umanità, sono 14 e quindi ci sono 14 Manu corrispondenti.
Il Manu del nostro Manvantara attuale che è il 7° della serie, si chiama Vaivaswata che significa “figlio del sole” analogo al Noe biblico. Il Manu del primo Manvantara del nostro Kalpa ha il nome generico di Adhi-Manu (il primo nato da Brahma) analogo all’Adam-Kadmon della cabala ebraica e nello specifico si chiama Swayambhuva che in lingua indù significa “colui che sussiste di per se stesso, cioè il Verbo eterno”.

Dopo il primo Manu ne seguono altri sei che nell’ordine sono: Swarochisha (figlio del fuoco), Auttami ( ? ), Tamasa (fratello di Auttami), Raivata (fratello di Tamasa), Chakshusha (fratello di Tamasa) ed infine Vaivaswata (figlio del sole).
Con il 7° Manu ha termine la prima parte del nostro Kalpa e con l’8° Manu inizia la seconda parte del nostro Kalpa che durerà dall’8° al 14° Manvantara con il quale terminerà il presente Kalpa umano che prende il nome di Shri-Shweta-Varaha che significa “Era del cinghiale bianco”.
Gli altri sette Manu che presiederanno nell’ordine dall’8° al 14° Manvantara sono:
Surya-Savarni, Daksha-Savarni, Brahma-Savarni, Dharma-Savarni, Rudra-Savarni, Rukeya, Agni-Savarni.
Savarni in lingua sanscrita significa “colui che è simile a, che partecipa della natura di”.

Il Manu indù è “colui che fa girare la ruota”, che è al centro di tutte le cose, che ne dirige  il movimento senza parteciparvi, quello che Aristotele chiama il “motore immobile”.
Il simbolo geometrico della Swastika diffuso sia nell’Oriente che nell’Occidente antico è quello che rappresenta meglio questo concetto.
Il presente Kalpa è composto da 14 Manvantara divisi in due serie settenarie, la prima discendente e la seconda ascendente.
Ogni Manvantara dura 64.800 anni che moltiplicati  per 14 fornisce la durata totale del nostro Kalpa che è quindi di 907.200 anni.
Le due serie settenarie dei 14 Manvantara durano quindi 453.600 anni l’una.

La Bibbia parla dei 7 re di Edom che nella sapienza ebraica hanno lo stesso significato dei primi 7 Manu indù.
Così anche il mito dei 7 Re di Roma e le figure dei 7 saggi della Grecia antica.

La sapienza primordiale rappresentata dalla progressiva successione dei Manu, si conserva  in quella che è chiamata la Tradizione Sacra, la Sophia Perennis e si trasmette attraverso le epoche a coloro che sono in grado di riceverla mediante l’azione di centri iniziatici  in certe epoche questi palesi, in altre epoche questi nascosti.
Il regno di Agarttha o Agharti rappresenta il centro iniziatico della nostra epoca, del nostro Manvantara ed i suoi iniziati sono chiamati Ativarna, cioè al di la delle caste.

Nel Medioevo cristiano c’era un luogo simbolico specifico per indicare l’Agarttha o Agharti orientale ed era quello del “Regno del Prete Gianni”, contrada misteriosa posta genericamente ad Oriente.
Nella mistica medievale il Prete Gianni porge dei doni a Federico II imperatore del Sacro Romano Impero. Questi doni rappresentano una specie di mandato superiore ed  essi sono:

  • l’acqua di giovinezza perenne     ha significato di immortalità
  • la veste incombustibilesignifica il rimanere illesi ed il perpetuarsi
  • nel tempo    
  • l’invisibilità è il potere di avere contatto con il soprasensibile
  • vivere sotto le acque significa partecipare ad un principio superiore che vince la corrente del mondo, il flusso del divenire


 Ma l’imperatore Federico II non è all’altezza di questi doni perché non pone al Prete Gianni la domanda circa il significato degli stessi. E’ questo infatti il limite della Cavalleria medievale che fissa nella “misura” del comportamento la propria virtù.
Per questa incoscienza dell’alto mandato conferito loro da Prete Gianni, sia Federico II imperatore del Sacro Romano Impero che la sua Cavalleria spirituale non sono in grado di essere degni vicari della sapienza divina.
L’alto mandato del Prete Gianni è infatti lo stesso conferito da Melki-Tsedeq ad Abramo e dai Re Magi a Cristo.
Offrendogli i Re Magi oro lo salutano come Re, offrendogli incenso lo salutano come Sacerdote, offrendogli mirra (balsamo di incorruttibilità) lo salutano come Profeta. Cristo con l’offerta dei Magi diviene simultaneamente Re, Sacerdote, Profeta.

Nello scritto di Saint-Yves il capo supremo dell’Agarttha è il Brahmatma, Spirito universale coadiuvato dal Mahatma che rappresenta l’Anima universale e dal Mahanga simbolo materiale del Cosmo.  
Ossendowsky li descrive con i termini mongoli di Brahytma, Mahytma e Mahynga.
Il Brahytma può parlare con Dio, il Mahytma conosce gli avvenimenti futuri ed il Mahynga ne dirige il corso.

Quando il Re del Mondo in Agharti esce dal tempio è raggiante di luce divina ed è in rapporto di pensiero con coloro che dirigono i destini dell’umanità. Conosce le loro idee e se queste sono conformi ai precetti divini le favorirà, se invece non lo sono il Re del Mondo farà in modo di portarle a fallimento. Il Re del Mondo ha questo potere perché conosce  la scienza misteriosa dell’OM che è il suono sacro prodotto dalle fasi della creazione
ed è la parola mistica con cui si iniziano tutte le preghiere.

OM è anche il nome di un santo antico il primo Guru vissuto il quale rappresenta il primo Manu comparso cioè l’Adi-Manu che a sua volta rappresenta quello che è il Logos nel mondo occidentale. Il termine OM si pronuncia AUM e queste tre lettere simboleggiano i Tre Mondi,
la Terra, l’Atmosfera, il Cielo. La Terra rappresenta il mondo della manifestazione corporea, l’Atmosfera il mondo della manifestazione psichica, il Cielo il mondo del non manifestato.
Nel Cristianesimo l’unione di alfa ed omega cioè il principio e la fine di tutte le cose
rappresenta il Verbo cioè Cristo.
Questa unione fonetica ripropone il suono del monosillabo orientale OM-AUM.

Saint-Yves parla della presenza di un cerchio interno in Agarttha composto da 12 membri che rappresentano l’iniziazione suprema. Questi membri sono gli Aditya o Invisibili ed hanno i seguenti nomi indù: Dhatri, Mitra, Aryaman, Rudra, Varuna, Surya, Bhaga, Vivaswat, Pushan, Savitri, Twashitri, Vishnu. Essi sono manifestazioni diverse di una stessa essenza. Questi 12 soli appariranno tutti simultaneamente alla fine del Ciclo rientrando nell’unità primordiale della loro natura.
I 12 Aditya  rappresentano anche i 12 segni dello zodiaco.
Nel Ciclo Bretone rivestono lo stesso significato i primi 12 cavalieri riunitisi attorno alla tavola Rotonda.
Anche nella mitologia greca è presente un simile simbolismo con i 12 grandi dei dell’Olimpo.

Il regno di Agarttha o Agharti che significa Imprendibile, Inaccessibile è divenuto sotterraneo, nascosto più di 6.000 anni fa, quindi circa all’inizio dell’ultimo periodo dei quattro che formano il nostro Manvantara, quello del Kali-Yuga o Età Nera, analogo all’Età del Ferro descritta nella cultura greco-romana.
Durante il periodo del Kali-Yuga, il Regno di Agarttha o Agharti diviene sotterraneo cioè simbolicamente invisibile rimanendo sulla terra dei centri secondari che lo rappresentano esteriormente, centri che però si fanno sempre più rari con il passare dei secoli.
In Europa questi centri iniziatici esteriori scompaiono progressivamente con la fine degli ordini cavallereschi spirituali medievali prima, sotto gli effetti causati dal Rinascimento e della Riforma protestante poi ed infine la scomparsa definitiva di questi centri iniziatici esteriori si ha all’epoca dei Trattati della Pace di Westfalia del 1648 con i quali hanno persoimportanza politica i regni cattolici europei.
Simbolicamente questi centri hanno lasciato l’Europa per stabilirsi in Oriente.

Il regno di  Agarttha o Agharti prima dell’inizio del Kali-Yuga portava un altro nome che era quello di Paradesha che in sanscrito significa “Contrada suprema”; il regno era visibile esteriormente sulla terra il che significava che l’umanità di allora era intrisa di sapienza divina. Dal nome Paradesha gli occidentali hanno tratto il termine di Paradiso.
Il diventare progressivamente invisibile prima il regno di  Agarttha o Agharti poi i centri iniziatici secondari esteriori sue emanazioni, significa invece che l’umanità ha perso quasi completamente il contatto sapienziale con il divino.
Quando finirà il Kali-Yuga ed avrà quindi termine il nostro Manvantara che è il 7° della prima serie, si manifesterà come Centro spirituale visibile un altro Paradesha che interesserà l’inizio del prossimo ciclo che è quello dell’8° Manvantara.

Questo nuovo Paradesha sarà a sua volta depositario della Dottrina Sacra, della Sophia Perennis che in questo modo si perpetuerà nel tempo attraverso i cicli cosmici così come è previsto dalle corrispondenze divine.
Nel nostro Manvantara prima del nome di Paradesha esisteva come termine di designazione della Contrada suprema quello di Tula che in lingua sanscrita significa Bilancia.

Nella geografia sacra antica, tutti i popoli conosciuti sostenevano infatti di provenire inizialmente dalla terra di Tule, la Tule primordiale.
Gli Atzechi, i Toltechi menzionavano come loro origine la Tule atlantidea, i popoli occidentali antichi menzionavano come loro origine la Tule iperborea, nordica.
La Tule primordiale rappresenta quindi il Centro spirituale supremo più antico del nostro Manvantara, Centro trasmessoci dal 6° Manvantara, quello precedente al nostro.

 

Posted in Metafisica, Written by Gaetano Dini, Visualizzazioni 5388,

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