02Giugno

Storia del Giappone

Il Giappone dei Samurai Marino Corona Fratelli Melita Editori

Il Giappone ha rappresentato culturalmente e storicamente, l’ultima Thule asiatica verso oriente.
Periodo paleolitico
In base a reperti archeologici in Giappone vivevano già dal 30.000 a.C. popolazioni paleolitiche arrivate dal continente asiatico.

Periodo Jomon (circa 10.000 a.C. - 250 a.C.)
I territori dell’arcipelago giapponese sono stati popolati fin da epoche antiche.
I reperti archeologici datano intorno al 10.000 a.C. i primi vasi di ceramica rinvenuti ed indicano l’inizio del periodo Jomon, terminato circa nel 300 a.C. I vasi jomon erano vasi di terracotta con decorazioni lineari, geometriche ottenute premendo corde sull’argilla ancora molle. 

La popolazione Jomon era dedita alla caccia, alla pesca ed a raccolte varie di frutti, bacche e di molluschi e crostacei. Questa gente doveva essere di bassa statura, sul 1,60 cm. gli uomini,
sul 1,50 cm. le donne. Alla popolazione Jomon inequivocabilmente appartengono gli Ainu, che si possono considerare a pieno titolo i primi abitanti del Giappone.
Oggi questa popolazione, caratterizzata da una bassa natalità e dalla diffusione di alcolismo,  è limitata alle isole di Hokkaido, Sachalin e Kurili.
Gli Ainu mantengono nella loro tradizione culturale la memoria di gente che li avrebbero preceduti nell'arcipelago e che essi designano con il nome di "Koropok guru o korokop un guru".
Alcuni studiosi vedono in questa popolazione semplicemente delle tribù primitive di Ainu in possesso di una civiltà ancora più rudimentale.

Per l’analisi storica, il Giappone rimane fondamentalmente avvolto nel mito fino al 4° sec. d.C.
La cronologia ufficiale del Giappone si basa sulle opere storiche del Kojiki del 710 d.C. e del Nihongi del 720 d.C. che fissavano la data dell’ascesa al trono del primo imperatore giapponese al 660 a.C.. Questa è una data fittizia ricavata al fine di avere annali illustri come quelli dell’impero cinese.
In queste due opere vengono narrate le vicende mitologiche degli dei giapponesi.
La mitologia dell’arcipelago racconta che gli dei Izanagi “il maschio che invita” ed Inazami “la femmina che invita” unendosi formarono le isole dell’arcipelago.

Mentre Izanagi si lavava, diverse divinità sono nate da parti del suo corpo.
Dal suo occhio sinistro nasce infatti Amaterasu, la dea che illumina il cielo, divinità centrale
del pantheon giapponese.
Amaterasu è protettrice del lavoro dei campi e presiede all’ordine della vita pacifica ed armoniosa. Suoi preziosi sacri simboli sono lo specchio, la spada e la collana di gioielli.
Amaterasu invia sulla terra suo figlio Ninigi. Suo discendente di quinta generazine sarà Jimmu  che significa “divino guerriero” il quale si stabilirà nella regione dello Yamato.
Con Jimmu termina l’epoca degli imperatori dei ed incomincia l’epoca degli imperatori umani.

Le prime fonti che citano la storia del Giappone non sono però giapponesi bensì cinesi.
Nel “ Shan hai ching - Canone dei mari e dei monti” i giapponesi sono chiamati Wa e vengono descritti come meridionali e settentrionali. Dice il Canone che gli stati fondati dai Wa sono cento ma solo trenta di essi intrattengono rapporti con la Cina inviando ambascerie e felicitazioni.

Così recita il Canone: gli uomini giapponesi si tatuano il corpo. Uomini e donne si vestono in maniera decorosa. Coltivano cereali e canapa, mangiano con le mani usando delle ciotole.
Sono soliti bere acquavite di riso. I dignitari hanno fino a 4, 5 mogli mentre il popolo può averne 2 o 3. Questo popolo vive secondo leggi severe che tutti rispettano.

Periodo Yayoi     (circa 250 a.C. - 250 d.C.)
La popolazione degli Yayoi i capostipiti degli odierni giapponesi, giunsero nell'arcipelago in epoche relativamente tarde ed erano di altezza maggiore rispetto i Jomon.
Intorno il 400 a.C. ed anche prima forse verso il 1000 a.C. il Giappone fu effettivamente invaso  da popolazioni dal fisico slanciato, con il viso meno squadrato di quello degli Ainu.
Queste popolazioni usavano il bronzo, il ferro ed erano abili nella coltivazione del riso mediante l’irrigazione.

In epoca attorno al 1000 a.C. l'arcipelago cominciò ad essere invaso da genti di due ceppi diversi:
Tungusi, la cui ondata migratoria proveniva dalla Cina del nord e dalla Corea ed erano di origine siberiana, Proto-malesi ed Indonesiani venuti dal sud della Cina e dall'Indonesia i quali erano coltivatori di riso e portarono con sé il tipo meridionale di casa, grande, aperta ed ariosa.

La lingua giapponese presente infatti svariate affinità, con il gruppo delle lingue altaiche, con quelle filippine e presenta un centinaio di corrispondenze lessicali con le lingue austro-asiatiche e polinesiane.
In questo periodo storico si è venuta formando una struttura sociale sempre più complessa e gerarchica con la nascita degli Uji, clan tribali uniti da una comune origine etnica e dal culto
di comuni antenati. Alcuni di questi clan si sono fusi tra loro, altri ne hanno soggiogati altri ancora ed in questo modo, ingrandendosi, sono andati a costituire i primi piccoli stati.
Nel 1° sec. a.C. il Giappone doveva essere caratterizzato commercialmente soprattutto da culture intensive del riso, dalla produzione di seta e da un'abile lavorazione del vetro.

Periodo Yamato    (circa 250 d.C. - 552 d.C.)
L'immigrazione di tutte queste genti, formeranno la "razza Yamato" da cui discendono gli odierni giapponesi. In principio gli "Yamato" hanno vissuto in un buon rapporto con gli Ainu.
Sopraggiungendo nuove ondate migratorie, essi però cominciarono a respingere sempre più a nord gli Ainu. Nell'VIII sec. i Giapponesi erano avanzati di poco oltre l'attuale regione di Tokyo.
Gli Ainu nel 788 furono ancora in grado di infliggere una sconfitta all'esercito giapponese al comando questo del generale Ki-no-Kosami.

Caratteristica di questa epoca sono le gigantesche tombe a tumolo chiamati Kufun, dotate di corridoi e stanze in cui veniva deposto il corpo del defunto assieme alle sue suppellettili e se il defunto era stato un nobile di alto rango potevano esser sacrificati e sotterrati con lui anche alcuni suoi servitori ed i suoi animali da compagnia, come cani e cavalli.
Questa pratica funeraria si è estinta nel VII sec. d.C. con l’avvento del buddismo e la conseguente cremazione dei defunti.
La dimensione del sacro nel Giappone era rappresentata dallo Scintoismo che non aveva neppure un nome prima dell’avvento del Buddismo. Prese la denominazione di Scintoismo per distinguerlo  appunto dal Buddismo. Il termine Shin To significa Via degli Spiriti, Sentiero degli dei.

Il pantheon scintoista comprende una miriade di Kami parola che in giapponese ha il significato di un’entità superiore, paragonabile in qualche modo al Numen latino.
E’ Kami tutto ciò in cui risiede una forza. E’ quindi Kami un dio, un albero, una montagna, un fiume, un animale, un illustre antenato.
Le cerimonie scintoiste sono legate ai cicli stagionali. Il fedele entra in contatto con i kami durante le cerimonie religiose con offerte di sakè, pesce, frutta, verdura. Le cerimonie scintoiste si chiamavano Matsuri e potevano durare da uno a trenta giorni. Venivano svolte di fronte ai templi tutti costruiti  rigorosamente in legno e circondati da alberi e boschetti.
Il culto dei defunti era un elemento fondamentale dello Scintoismo.

L’uomo giapponese viveva in un rapporto continuo con i suoi antenati e si sentiva assistito da essi.
Lo Scintoismo era all’inizio aniconico, senza immagini di dei. Successivamente, influenzato in questo dalla religione buddista, adottò anch’esso statuette di dei.

Periodo Asuka    (552 - 710)
Questo periodo è caratterizzato dall’introduzione in Giappone del buddismo, favorita dal clan
dei Soga di origine coreana che cercava in questo modo di accrescere la sua influenza sulla corte imperiale. La diffusione del buddismo fu invece osteggiata dalle nobili famiglie shintoiste che detenevano fino allora le più alte cariche statali in quanto si ritenevano mitologicamente discendere per via collaterale dalla dea Amaterasu. In ogni caso in questo periodo il buddismo era ancora
un fenomeno elitario, di corte ed il popolo continuò a praticare il culto dei kami.
Col tempo i due culti vennero praticati da tutti i giapponesi in maniera parallela tanto che nello stesso tempio venivano poste divinità kami ed oggetti di culto buddista.
In questo periodo storico si opera la modernizzazione dello stato giapponese con l’adozione del modello burocratico cinese mediante l’introduzione di 12 gradi di funzionari.
Per accedere alle cariche di funzionari statali in Cina bisognava superare concorsi pubblici mentre in Giappone la distribuzione delle cariche pubbliche avveniva all’interno del membri della nobiltà.
Viene adottata anche una costituzione di 17 articoli disciplinante l’attività dei funzionari statali, costituzione ispirata a ideali religiosi confuciani, al fine di preservare la giusta armonia tra le varie parti sociali.
Questo periodo è stato caratterizzato da un insieme di riforme che vanno sotto il nome di “riforme Taika”. Vennero aboliti gli “Uji” che erano possedimenti nobiliari e vennero sostituiti dai “Kuni”
che erano delle province amministrate da funzionari statali. La casa imperiale confiscò tutte le terre che vennero dichiarate di sua proprietà e vennero date in concessione temporanea per 6 e poi per
12 anni a famiglie di contadini scelte queste in base alla numerosità dei loro componenti.
Queste famiglie dovevano poi corrispondere ai funzionari statali una tassa sul raccolto.
La riforma Taika fu consolidata dall’adozione del codice “Taiho-Ritsu-Ryo” che decretava in via definitiva l’autorità dell’imperatore in quanto discendente diretto della dea Amaterasu, le funzioni statali del Consiglio di Stato e dei ministri. Il codice Taiho conteneva al suo interno anche un codice amministrativo e penale.
Il territorio nazionale venne diviso in 66 Kuni (province) divise a loro volta in Gun (distretti)
e villaggi.
Nel 663 il Giappone intervenne militarmente contro la Corea per proteggere lo stato di Paekche dall’aggressione di quello di Shilla, entrambi in territorio coreano.
La disfatta navale patita dai giapponesi fu clamorosa tanto che subito dopo temettero un possibile attacco da parte della Cina che non avvenne tanto che dopo qualche anno il Giappone riprese ad inviare le periodiche ambascerie alla corte cinese Tang.
La famiglia coreana dei Soga aveva fino allora condizionato la scena politica giapponese influenzando la politica della corte imperiale. Nel 669 i Soga furono cruentemente sostituiti dalla famiglia Nakatomi che assunse il nome di Fujiwara da un loro possedimento situato vicino Nara. Alla fine di questo periodo era stata creata la prima capitale stabile, Fujiwara-kyo.

Periodo Nara     (710 - 794)
E’ questo il periodo storico che prende il nome dalla costruzione di una nuova splendida capitale, Heijo-kyo chiamata in seguito Nara. Il progetto della città era ispirato a quello della capitale cinese dei Tang, Chang’an. La casa imperiale ordinò inoltre la compilazione del “Foudoki”, una monografia geografica delle singole province giapponesi.
L’arte Nara ha un carattere religioso. Caratteristiche sono le maschere teatrali in legno chiamate Gigaku. Intagliate con estremo realismo presentano fisionomie più di visi europei che orientali.
Il poema di quest’epoca è il “Manyoshu - Raccolta delle diecimila foglie” composto da 20 volumi.
Contiene 4496 poesie di poeti contemporanei e dei secoli precedenti.
In questo periodo la corte imperiale consolidò il culto del buddismo facendolo assurgere a religione di stato. Fece costruire innumerevoli templi nelle varie province.
In poco tempo il clero buddista divenne così potente a livello nazionale e così influente sulla corte imperiale, da creare preoccupazione nelle famiglie aristocratiche giapponesi che vedevano in questo modo sminuito il loro potere.
Alla fine del periodo Nara venne costruita la nuova capitale che prese il nome di Heian-kyo “capitale della pace e della tranquillità” chiamata poi semplicemente Kyoto.

Periodo Heian    (794 - 1185)
In questo periodo storico si registra il fallimento delle grandi riforme inaugurate nei periodi precedenti. La distribuzione delle terre ai contadini si rivelò di difficile gestione amministrativa
e questa procedura decadde nelle zone periferiche della nazione.
Così le famiglie nobili, il clero buddista e shintoista si appropiarono di grandi appezzamenti di terreni. Inoltre i funzionari che dovevano amministrare i terreni ceduti in concessione, spesso preferivano rimanere nella capitale, inviando nelle province i loro sostituti.
Questi vicari con il tempo acquisirono sempre più potere incominciando a divenire veri feudatari
(Daimyo) ed a trasmettere ereditariamente queste proprietà, nelle quali cominciarono ad affluire
sia contadini che piccoli propietari terrieri in fuga tutti dai terreni statali soggetti a tasse gravose.
I feudatari più grandi (Shoen) ottennero privilegi quali l’esenzione dal pagamento di tasse erariali.
Gli Shoen più potenti si attorniarono di molti mercenari, dotandosi così di piccoli eserciti privati.
Questo fenomeno si registrò soprattutto in periferia dove l’esercito imperiale mai arrivava.
Con questi eserciti privati gli Shoen si difendevano dai pirati, dai briganti, aumentavano
l’estensione dei loro territori e quindi il loro potere.
Si veniva così ad indebolire il potere militare centrale ed aumentava quello degli Shoen con
la formazione di una classe di guerrieri al loro servizio chiamati bushi o samurai.
Durante il periodo Heian vennero condotte vittoriosamente varie campagne militari contro
gli Ainu spostando progressivamente i confini giapponesi  a nord della regione del Kanto.
Durante questo periodo la famiglia dei Fujiwara accrebbe il suo potere sulla corte imperiale mediante un’accorta politica matrimoniale tra le bellissime donne del suo clan e gli imperatori
e mediante l’inserimento nei vari gradi dell’amministrazione di membri della famiglia o di loro affiliati. Questa famiglia naturalmente possedeva grandi appezzamenti di terreni.
Nelle province frattanto si venivano affermando nuove famiglie o clan, rami comitali imperiali. Infatti ai secondogeniti degli imperatori veniva cambiato il cognome al fine di escluderli dalle successioni dinastiche e gli venivano assegnati vasti possedimenti nelle province periferiche.
Nomi di questi nuovi clan erano ad esempio quelli dei Taira e dei Minamoto.
Nell’ultimo periodo Heian gli imperatori avevano incominciato ad abdicare ed a ritirarsi in  conventi buddisti. In questo modo si sottraevano agli intrighi ed alle eventuali congiure di corte
mantenendo sempre una certa influenza sulla corte e sugli ambienti politici, visto il potere che
a quell’epoca possedevano i vari monasteri buddisti. Questo tipo di consuetudine venne sancita istituzionalmente nell’anno 1086 con la creazione dell’”Insei o Governo Claustrale”.
Nel 1156 l’istituto dell’Insei venne soppresso da parte dell’imperatore Go-Shirakawa mediante l’aiuto delle famiglie Taira e Minamoto. Essendo stata dall’imperatore la famiglia Taira beneficiata in maniera maggiore rispetto a quella dei Minamoto, il capo clan dei Minamoto Yoshitomo nel 1160 si ribellò all’imperatore. Venne così affrontato, sconfitto ed ucciso dal capo clan dei Taira, Kiyomori. Questa guerra è passata alla storia con il nome di “conflitto Hogen”.
Kiyomori, ormai consolidato il proprio potere personale nella capitale, risparmiò la vita ai due figli ancora ragazzi di Minamoto Yoshitomo, Yoritomo e Yoshitsune, esiliandoli nella regione di Izu.
I due ragazzi, diventati uomini si allearono con vari clan provinciali ed anche con membri appartenenti al clan Taira, stanchi della dittatura di Kiyomori.
Dal loro quartiere generale nel Kanto mossero guerra a Taira Kiyomori.
Questo conflitto che durò dal 1180 al 1185 prese il nome di Guerra Gempei.
Questa guerra si portò avanti con alterne vittorie. Nel 1181 frattanto era morto il vecchio Taira Kiyomori. La Guerra Gempei si concluse nel 1185 con la sconfitta della famiglia Taira.
Nella battaglia navale di Dan no-Ura la flotta dei Taira fu vinta ed affondata.
Tutti i guerrieri Taira, vista l’irrimediabile sconfitta, si suicidarono annegando nei flutti, seguendo
il loro piccolo imperatore di 7 anni Antoku, suicidatosi in questo modo assieme alla nonna,
dama Nii.
La Guerra Gempei verrà poi cantata una generazione dopo la sua conclusione, nel poema
“Heike Monogatari”.
Con la fine della Guerra Gempei termina definitivamente l’epoca antica del Giappone ed inizia quella del medioevo feudale, caratterizzata dall’inesorabile declino del potere della corte imperiale
a favore di quello delle famiglie guerriere dei territori provinciali.
Alla figura dell’imperatore si affianca quella dello Shogun termine che significava “Generalissimo per sottomettere i barbari”.

I nobili di corte (Kuge) dediti a comporre romantiche poesie alle damigelle, così come descritto
nel poema “Genji Monogatari” ed a praticare sport raffinati quali l’equitazione ed il tiro con l’arco, vengono soppiantati dalle figure dei samurai, rudi guerrieri che esaltavano valori come la lealtà al proprio signore, l’onore, il coraggio, la frugalità.
I samurai, appartenevano alla piccola nobiltà terriera ma quando si lanciavano in battaglia gridavano con forza il proprio nome e quello dei loro illustri antenati.
Nel poema “Wa-chù-kyo - Canone della fedeltà giapponese” la fedeltà non è considerata come dipendente dal libero arbitrio umano ma rappresenta una dimensione eterna ed incondizionata.
Il primo stadio di fedeltà è interno ed impone di tenere se stessi sulla retta via.
Il secondo stadio, quello mediano, interessa la famiglia e la vita di relazione
Il terzo stadio di fedeltà prevede lo sviluppo di una fedeltà sia nei confronti della propria nazione
che dell’ordine universale.
Siamo entrati nell’epoca feudale giapponese, il periodo Kamakura.

Posted in Giappone, Written by Gaetano Dini, Visualizzazioni 5463,

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